I VINI DEI COLLI PIACENTINI

Tra le varie tipologie di vini presenti nei colli piacentini le più famose sono quelle del Gutturnio, principe dei vini piacentini (che rappresenta quasi il 25 % della produzione), e quella del Malvasia (23% della produzione). Il Gutturnio (tra i primi vini italiani a ricevere la denominazione d'origine controllata) è ottenuto da un uvaggio di uve Barbera (dal 55% al 70%) e Croatina, cioè il nome locale della Bonarda (dal 30 al 45%). Vino tradizionalmente frizzante, viene prodotto anche nella versione ferma, si beve generalmente giovane ma si presta anche all'invecchiamento (Gutturnio Riserva). La sua identità, fortemente territoriale, nasce proprio dalle diverse personalità delle uve complementari. Se infatti la Barbera è sensibile alle piogge, è scarsa di tannini ed ha un’alta acidità, la Croatina ha la buccia spessa, è ricca di tannini e di polifenoli e ha una maturazione, a differenza della Barbera, tardiva. Insieme danno vita ad un vino con una buona struttura, un colore intenso e al palato un gusto pieno ed equilibrato.

Contraltare al Gutturnio è il Malvasia. La varietà di Candia è caratterizzata da un corredo aromatico davvero ricco e complesso, dove si riconoscono sentori di agrumi, frutta, fiori, note erbacee, miele, spezie e minerali (a seconda delle modalità di vinificazione). La produzione più recente, che ha messo in evidenza il valore di un Malvasia fermo e ricco, inizia negli anni ’90 quando i produttori si rendono conto che l’arma vincente è destinare a questo vitigno vigneti dal suolo povero (argilloso) e diradarne “ferocemente” i grappoli. Oggi questo vitigno offre uno dei bianchi più tipici della regione e anche uno dei vini più profumati d’Italia.

Le prime menzioni del vitigno che ha dato il nome all'Ortrugo doc invece, risalgono agli inizi dell'Ottocento, quando il Bramieri lo cita con il nome di Altruga, espressione dialettale che significa ‘altra uva’, ossia uva diversa da quelle allora più note, indicando un vitigno che a quel tempo era principalmente utilizzato come uva da taglio; è con questa accezione e con questo nome che l'Ortrugo ricompare nel Bollettino ampelografico del 1881. Nei primi del Novecento Girolamo Molon, una delle figure più rilevanti dell'ampelografia italiana ed europea, autore di un’Ampelografia pubblicata nel 1906 che catalogava 450 varietà di viti, riconosce al vitigno delle affinità con l'Ortrugo di Rovescala, nell'Oltrepò Pavese, ma il definitivo nome di Ortrugo arriva solo nel 1927, quando il professor Toni utilizza per la prima volta l'attuale denominazione sulle pagine della rivista Italia agricola, annoverando l'Ortrugo fra i principali vitigni bianchi da vino della provincia di Piacenza. Siamo ancora lontani dall'affermazione di un vino che, complice la grande diffusione nel Piacentino della Malvasia di Candia e del Gutturnio, rimane relegato in pochi ettari e la sua uva mai vinificata in purezza.

Quando, nel 1967, nasce la doc Colli Piacentini, l'Ortrugo è quasi scomparso, anche per la concorrenza di grandi vitigni internazionali come Chardonnay e Riesling. È solo negli anni Settanta, grazie all'impegno di alcuni viticoltori piacentini, che l'Ortrugo viene riscoperto e si dà avvio a una valorizzazione che prevede anche la vinificazione in purezza delle sue uve. Al vitigno inizia a interessarsi anche l'Università di Piacenza e negli anni Ottanta arriva il riconoscimento della doc. Con le ultime modifiche al disciplinare di produzione dei vini doc Colli Piacentini, l'Ortrugo ha dal 2010 un disciplinare tutto suo che contempla tre tipologie di vino: fermo, frizzante e spumante. Oggi è coltivato e prodotto soprattutto in val Tidone e rappresenta una delle varietà più importanti del Piacentino.

 

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